BEYOND LIMITS STORIES

SARAH E LA SUA CASA MOBILE: LA STORIA DI UNA VANLIFE

Ho conosciuto Sarah molto prima che lei conoscesse me: la seguivo dal lontano 2016, quando in un gruppo di viaggiatori lessi le sue parole di libertà. Libertà di vita, di pensiero e di scelta. Per la prima mi ritrovai a leggere la storia di vanlife. Una vita vissuta su un van con poche cose, ma con quella più importante: la Felicità.

Sarah è l’emblema di Amore, Coraggio, Consapevolezza, Resilienza e questa lettura non potrà che aprirti il cuore e chissà, magari qualche porta che tenevi chiusa. Proprio come è successo a me.

Chi è Sara?

Ad oggi Sarah è un’anima nomade. La mia mente è nomade. Ogni giorno leggo tantissimo, viaggiando da libro a libro, evitando il più possibile le “bad news” dei telegiornali o le persone negative. Scrivo quotidianamente a penna sul mio ormai vecchio e malandato taccuino, o velocemente nel mio blog. Pratico meditazione ho’oponopono ogni giorno ovunque io sia e seguo con attenzione e passione le fasi lunari.

Il mio corpo è nomade. Le mie mani impastano sempre qualcosa, che sia pane, pasta fresca o piadina, cucinano marmellate o creme naturali per i capelli, creano mazzi di piante e fiori da bruciare come incensi, dipingono la sorella luna ovunque perché mi fa sentire meno sola, i miei piedi sono sempre nudi e i miei capelli senza controllo.

Non so se la Sarah di oggi, nomade e con tanti sogni, mai si fermerà. Non so se Sarah un giorno troverà un luogo terrestre dove poter realizzare i propri sogni, o dove semplicemente si fermerà per terminare di scrivere il proprio libro con i piedi che sfiorano l’oceano. Non ho idea se Sarah deciderà di mettere al mondo dei figli, di cercare una stabilità fisica ed emotiva. Quello che so per certo oggi è che sono orgogliosa di essere ciò che sono ora.

Quando e come è nata la scelta della van Life? 

Sin da piccola andavo agli scout. Campeggi di una settimana senza connessioni col mondo esterno, campi di due settimane con la latrina costruita con 4 bastoni e un buco in terra, trekking sulle Dolomiti, Cammino di Santiago, campi di volontariato in Italia e in zone colpite dal terremoto, dalla guerra, dalla povertà.

Lo scoutismo mi ha forgiato, mi ha fatto capire, con il tempo, che la felicità sta nelle piccole cose, nella Natura e nella condivisione con gli altri.

La mia famiglia poi è sempre stata amante dei campeggi in tenda: i miei nonni avevano una roulotte con la quale scoprivano gli angoli più nascosti del nostro bellissimo Paese. Così in cuore mio, ho sempre amato questa vita un po’ selvaggia, un po’ priva di regole e decisamente improntata al “giorno dopo giorno”.

Sicuramente la scelta di vivere in van è stata, inizialmente, dovuta al fattore economico: vivere in un van ti permette di risparmiare tantissimi soldi. Le spese settimanali sono davvero minime: la benzina e il cibo. Non ci sono costi di affitto, di acqua, luce, gas e telefono. Da considerare, invece, i costi di manutenzione: le gomme, i pezzi di ricambio e la bombola del gas per cucinare.

Capisci quindi di quante cose inutili, superflue e costose ti eri riempito la vita prima di vivere in un van. E poi quando apri il conto il banca ti meravigli di quanto sei riuscita a mettere da parte “risparmiando qua e là”.

L'organizzazione dietro a questa scelta: comprare il van, come sceglierlo, come organizzare gli spazi

Scegliere il van è come scegliere la tua prima casa, non in affitto, ma con mutuo: sai che sarà tua, magari non per sempre, ma sarà totalmente tua. Noi abbiamo comprato il van dopo circa due mesi di ricerca online su tutti i siti possibili di seconda mano: e finalmente, il giorno in cui l’abbiamo vista- ebbene sì, la nostra van è una femmina- ce ne siamo innamorati. Abbiamo visto in lei potenziale, e con la mente da architetto del mio ragazzo e il il mio gusto hippie, l’ abbiamo ristrutturata a nostro piacimento e secondo il nostro budget.

Gli spazi dipendono da quanto è grande il van e da quanti vestiti, oggetti, cianfrusaglie possiedi: noi abbiamo davvero pochi vestiti, un paio di scarpe e ciabatte a testa, zero cianfrusaglie, ma diverse pentole e libri. Vivo con un uomo di 1.85m in un van di 2×3 metri! Diciamo che ci incastriamo come puzzle per dormire e il resto del tempo lo passiamo seduti sul tetto ad ammirare le stelle, davanti ad un tramonto vista oceano o, più semplicemente, seduti nei nostri rispettivi sedili: lui da “piloto” e io “copiloto”.

Vivere in un piccolo spazio necessita tanto rispetto e tanta fiducia nell’altra persona: abbiamo tempistiche diverse: al mattino io preparo la colazione e lui ancora dorme, la sera lui cucina perché io ho freddo e paura del buio. Non ci vergogniamo con l’altro, più volte ho dovuto fare la pipì con lui al mio fianco che teneva la luce, o più volte ci siamo aiutati a tenere l’asciugamano mentre l’altro faceva la doccia. Credo davvero che si formi una sorta di complicità unica, di uguaglianza nella coppia dove l’uno è fondamentale per il benessere e la tranquillità dell’altro.

Tramonti, albe, sogni, natura, libertà: queste sono le prime parole che vengono in mente quando si parla di vanlife. Ma questo è solo un lato della medaglia. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo stile di vita?

Nel mio profilo Instagram @dovevaiora spesso scrivo post o pubblico storie in cui cerco di far conoscere “l’altra medaglia”, quella in cui la vanlife non è solo tramonti, natura e libertà. Appunto perché amo la verità, in ogni sua forma, nel bene e nel male, sostengo la verità come forma di condivisione. 

Evito di scrivere da travel blogger che “tutto è una meraviglia, tutto è fantastico e positivo”. Non è così. La verità è che la vanlife non è facile, anzi: è necessaria tanta pazienza, un briciolo di follia, o incoscienza, e un’infinita dose di adattamento. Il mio attuale e principale svantaggio è la doccia calda: ho i capelli lunghi fino al sedere, andiamo in spiaggia tutti i giorni, ci rotoliamo nella sabbia o ci sediamo per terra dopo un lungo e sudato trekking.

L’unica cosa che vorrei fare una volta tornata a casa (van) dopo il tramonto è farmi una sacrosanta doccia calda e infilarmi il pigiama. E invece dobbiamo metterci alla ricerca di una doccia, che solitamente non è mai calda, che solitamente non è mai chiusa da mura ma aperta sulla spiaggia, e che, se è calda e chiusa, solitamente non è mai gratis. Quindi è un po’ una lenta processione alla ricerca di due minuti di acqua calda e dolce, ma quando la trovi anche gratis e addirittura pulita ti senti veramente grato alla vita. E capisci quanto le piccole cose, che spesso davamo per scontato, siano importanti e ci rendano felici.

Quante volte a casa vostra fate la doccia calda quotidiana, entrando semplicemente in bagno e girando la manopola? Sempre. Ecco, dobbiamo esserne grati.

La domanda più attesa da chi, come te, vorrebbe intraprende questo stile di vita: come ti mantieni? 

Penso che sia la domanda più gettonata, e non capisco mai – quando mi viene posta sui social da chi neanche ho mai avuto il piacere di avere una conversazione – se è per curiosità o invidia. Rispondo a questa domanda sempre con molta cautela, perché non voglio creare false speranze, né essere la guru del “se sogni forte, puoi farcela anche tu”, né tantomeno colei che scatena una crisi nel vostro percorso universitario o lavorativo.

Partiamo da un punto chiave: chi non volevo essere?

Non ho mai voluto essere dipendente da qualcuno. Ho sempre odiato il lavoro di ufficio e sempre lo odierò. Detesto da sempre dover rispettare gli orari prestabiliti da qualcun altro. Il dover dare giustificazioni assurde in caso di ciclo e conseguente impossibilità di andare al lavorare. Ho sempre odiato l’idea di dover chiedere “permesso, posso aver tempo per andare a trovare la mia famiglia?”. Quindi, dopo anni di lavoro psicologico su me stessa, non ho ancora ben capito chi io voglia essere in futuro, ma ho ben capito chi non voglio essere.

Come poter essere libera da orari, uffici e capi aziendali? 

Ho scelto un percorso di studi che mi appassionasse e che unisse la mia creatività alla mia voglia di libertà: cinque anni di Graphic Design all’Università IUAV di Venezia, e un corso di Copywriting. Attualmente lavoro come Graphic Designer e Copywriter totalmente da casa/van. Non faccio tanti soldi perché purtroppo c’è la triste mentalità che chiunque sappia usare un minimo un qualsiasi programma Adobe, imparato tramite un video tutorial, possa creare loghi, branding e testi, e quindi si gioca sempre al ribasso, allo sconto, al “mi fai un logo, ti do visibilità”, ma almeno sono libera e indipendente. Questo per ora mi basta. Continuo a lavorare con i clienti, specialmente stranieri, consapevoli che per un progetto professionale e di qualità sia necessario un budget e che “la visibilità non compra il pane”. Spero davvero che la professione di Designer venga tutelata con un Albo in un futuro non troppo lontano.

E quando i soldi non bastano?

Ci sono momenti, nella vita in van e di qualsiasi viaggiatore, che si ha bisogno di soldi “in più”: per comprare l’assicurazione sanitaria, per cambiare la batteria, per comprare la nuova cinghia, per dover pagare un volo all’ultimo minuto, o semplicemente per “fare cassa” e provare nuove esperienze in un paese straniero.

Ho lavorato, e sicuramente lavorerò ancora, come contadina e allevatrice di mucche, capre e pecore nel bel mezzo dell’ outback australiano. Mi sono ritrovata a fare la housekeeper in hotel, ostelli e case vacanza in Australia e Vietnam. Sono stata cameriera, barista, lavapiatti in Cambogia, Spagna, Portogallo, Canada e USA. Ho tagliato il prato del vicino in Canada e ho fatto la mascotte in USA, l’insegnante di inglese in India e Sri Lanka.  Mi sono occupata di impilare scatoloni pronti al commercio europeo in una warehouse del Laos. Sono stata guida turistica in Australia, Malesia, Cambogia, Spagna e Olanda; insegnato italiano in Olanda e Francia; ho raccolto pesche e venduto tavole da surf in Portogallo; venduto pane, pizza e gnocchi in Australia, Canada e Argentina…e chissà quanti altri lavori che ora non ricordo.

Molti lavori erano durissimi, per 10-12 ore al giorno, in condizioni pesanti e spesso sottopagata, ma ora guardandomi indietro, so che ogni ora di ogni lavoro “tanto odiato” mi ha insegnato qualcosa. Innanzitutto il valore del tempo. Del mio tempo.

Come immagini il tuo futuro? Su 4 ruote o dentro 4 mura? Quali sono i progetti futuri? 

Credo che tu sappia già la risposta, cara Fabi. Ovviamente immagino la mia vita su 4 ruote, girando il mondo e magari ogni tanto fermandomi lungo il cammino. Per me il van è casa. Lo dico davvero. Quando parlo con il mio ragazzo, che viaggia con me in van ed è il mio “piloto”, dico “Dai, sistema un po’ casa mentre io cucino!” oppure con i miei amici o famigliari “Mamma, scusa sono alle cascate a lavarmi, ti chiamo quando arrivo a casa”.

Il mio progetto futuro?

E’ non avere un progetto, non mi piace pianificare la vita dettagliatamente perché in passato ogni volta che pianificavo qualcosa non andava come volevo, e solo dopo mesi e mesi comprendevo che il piano scelto dalla Vita stessa era molto più bello e completo di quello che io avevo pensato di volere.

Piccoli personali sogni futuri? 

Vorrei comprare un bus, non troppo vecchio, di piccole dimensioni, non di quelli lunghi e pieni di finestre. Non troppo vecchio perché sennò ti lascia per strada e i pezzi di ricambio sono introvabili, non troppo lungo e grande perché non voglio impazzire a trovare parcheggio e infine non con troppe finestre perché la notte entrerebbe troppo freddo e perché amo decisamente la mia privacy.  E la gente che vede un van/bus parcheggiato ha sempre questa innata curiosità di sbirciare dalle finestre. Vorrei ristrutturarlo con le mie mani, anche se a malapena so la differenza tra cacciavite a stella e piatto. Lo vorrei costruire lentamente e consapevolmente utilizzando il più possibile materiale riciclato, regalato o in disuso.

Vorrei finalmente, dopo anni di docce pubbliche, inserire una doccia calda e un bagno chimico; ed essendo la tipica italiana amante della buona cucina e del cucinare vorrei un piccolo forno e tante piantine aromatiche. Infine una piccola libreria dove poter accogliere i miei compagni di viaggio preferiti: i libri. Sogno troppo? Bè forse sì, ma voglio questo con tutto il mio cuore, e sono sicura che l’Universo sappia ascoltare i sogni del cuore.

Un aneddoto che ricorderai per sempre di questa van Life?

Di momenti divertenti, imbarazzanti, spaventosi o difficili ce ne sono tanti, quasi quotidianamente. Ogni mattina mi alzo, e non so cosa mi accadrà, chi incontrerò, dove mi perderò, cosa mangerò, dove mi laverò o dormirò, non so nulla e tutto ciò è eccitante, è adrenalina pura. Ma è anche complicato e stancante. Un aneddoto a me caro fu nel Sud Australia, durante il periodo natalizio: non riuscimmo a trovare una doccia pubblica, né calda né fredda, allora usammo la nostra piccola doccia da campeggio: una borsa cerata con acqua scaldata al sole sul tetto del van durante il giorno e un lungo tubo.

Eravamo nel mezzo della natura, al confine di un bosco e un campo. Iniziammo a lavarci i capelli pieni di sabbia, insaponarci il corpo e canticchiare/urlare per il fresco. Arrivò il proprietario del campo, che non avevamo capito era privato e coltivato, ci salutò come se nulla fosse, senza probabilmente accorgersi che eravamo nudi. O forse sì, ma mostrò grande rispetto. Inizialmente mi sentii totalmente in imbarazzo, poi  di colpo libera. Libera dai pregiudizi e dalle paure. Eravamo nudi, in mezzo ad un campo, insaponati e insabbiati, urlavamo per il vento freddo da sud, ma eravamo liberi. 

Cosa significa per te la van life?

Significa libertà assoluta, nel bene e nel male. Libertà di dormire dove ci si sente più al sicuro e dove la legge lo permette, libertà di svegliarsi con un panorama differente ogni giorno, libertà dal capitalismo dovendo scegliere poche, utili ed economiche cose da portare con te, libertà dai pregiudizi di chi ti osserva incuriosito, ammaliato o schifato, libertà nello scegliere la frutta e verdura direttamente dal contadino, libertà nel vestirsi come il corpo meglio vuole esprimersi. Libertà di scelta, consapevole.

Ci tengo a ringraziare Sara dal profondo, e non solo per aver condiviso questa finestra sulla sua vita, ma per i valori che attraverso le sue parole, le sue foto, i suoi racconti e la sua autenticità condivide.

Potete seguire Sarah e la sua vanlife direttamente sul suo profilo instagram https://www.instagram.com/dovevaiora/

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